|
Un’autobiografia,
originariamente estesa alla fine degli anni Settanta, viene
aggiornata al 2005 con l’inserimento di uno stralcio sul periodo
di presidenza della Congregazione per la Dottrina della Fede —
tratto dall’intervista rilasciata a Vittorio Messori nel 1985 e
pubblicata con il titolo Rapporto sulla fede —, cui vanno
aggiunte la famosa conferenza del 1 aprile 2005, in occasione del
conferimento al cardinale del premio San Benedetto “per la
promozione della vita e della famiglia
in Europa”, e
l’omelia pronunciata in qualità di decano del collegio
cardinalizio il 18 aprile scorso. Il risultato è un instant book
di qualità in cui emergono alcuni importanti tratti della
personalità gigantesca del nostro nuovo papa Benedetto XVI. |
| . . |
|
Il
testo di un colloquio del papa polacco con due intellettuali del
suo paese, una volta rivisto e corretto, diviene uno straordinario
spaccato della teologia morale e politica di Karol Wojtyla. Vi
sono trattati i temi fondamentali di ogni visione politica del
mondo, innanzitutto l’antropologia e la teodicea, e poi le
questioni della libertà, della nazione, dell’Europa e della
democrazia. Alla fine non si può non essere entusiasti di questo
libro cattolicissimo, nel quale si trova finalmente l’eco della
tradizione teologico-politica della Chiesa di Roma nuovamente
messa a confronto con le questioni più brucianti del nostro
secolo. Il tutto è sostenuto dalla fede intensissima del defunto
pontefice che mai come in questo testo, profondo anche se non
tecnico, sa accompagnarsi ad ragione intelligente e dinamica nel
penetrare e comprendere la realtà. Si tratta insomma di una
lettura da consigliare a chiunque e di un libro da comprare per sé
e da regalare alle persone cui si vuole bene. |
| . . |
|
E. Bosetti, A. Colacrai (cur.), Il
volume è un omaggio al grande studioso del testo giovanneo Ugo
Vanni e si compone di 34 saggi di alto livello intesi ad
illustrare da molteplici angolazioni l’ultimo libro del Nuovo
Testamento. Si parte da un suo inquadramento nell’ambito
dell’apocalittica giudaica, canonica e no, della cultura
ellenistica e dei coevi testi neotestamentari, per affrontarne in
seguito la difficile interpretazione dei simboli e per operare
infine un excursus sulla sua recezione dall’epoca patristica ai
giorni nostri. Il testo rappresenta, oltre che un doveroso ricordo
di uno più acuti e dotti interpreti contemporanei
dell’Apocalisse, un’occasione da non perdere per chiunque
prenda seriamente il primario orizzonte escatologico
dell’annuncio cristiano, e per chi crede di essere chiamato
approfondire incessantemente, con gli strumenti
dell’intelligenza e della cultura, gli scritti biblici. |
| . . |
|
Hans Urs von
Balthasar Il
testo di von Balthasar, teologo che mai delude colui che cerca le
decisive verità della fede, si accompagna qui con una densa
prefazione del filosofo veneziano Massimo Cacciari e con una
postfazione altrettanto interessante di Martino Doni. Inoltre, a
far da cornice al commento balthasariano, sono state riprodotte
numerose miniature medievali, di
grande valore e bellezza artistica, a loro volta commentate da un
punto di vista teologico ed iconografico. Ne risulta un volume
veramente pregevole in cui l’Apocalisse di san Giovanni si trova
delucidata sia nell’esegesi attenta e spiritualmente profonda
del grande porporato svizzero, sia nelle immagini e negli
ulteriori apparati che, con strumenti diremmo oggi
interdisciplinari, ancor meglio illustrano la straordinaria
ricchezza del testo biblico e la sua inesaurita capacità di
parlare agli uomini di ogni tempo e di ogni condizione. |
.. |
|
Carlo
Altini L’opera
di Hobbes costituisce sempre un punto di riferimento essenziale
nel panorama del pensiero politico europeo e della riflessione
intorno alla nascita, lo sviluppo, la natura dello Stato moderno. |
| . . |
|
In
che modo è possibile fare un uso appropriato dei beni terreni
senza peccare contro Dio? Per rispondere a tale interrogativo, che
tormenta il pensiero cristiano dei primi secoli, da Clemente
Alessandrino a Cipriano di Cartagine, molti francescani — per
vocazione fautori del matrimonio con "Madonna povertà"
—, scrivono sulla circolazione del denaro, sulla formazione dei
prezzi, sul contratto e sulle regole del mercato, sottolineando
l'importanza dell'investimento socialmente produttivo contro la
tesaurizzazione improduttiva, indotti, probabilmente dalla
radicalità della loro scelta, a indagare tutte le forme della
vita economica, tra povertà estrema e ricchezza eccessiva, quindi
a distinguere tra proprietà, possesso temporaneo ed uso dei beni
economici. In questo senso la figura del mercante operoso, che sa
far fruttare un capitale (di per sé privo di valore) lavorando e
commerciando, viene rivalutata perché contribuisce alla crescita
della "felicità cittadina", mentre quella del
proprietario terriero, del castellano, dell'aristocratico che
conserva per sé, tesaurizza e non moltiplica la ricchezza, è
giudicata sterile. La riflessione francescana si pone così,
secondo l'ardita tesi dell'autore, all'origine, prima dell'etica
protestante studiata da Max Weber, di molta teoria economica
europea e in particolare dell'economia politica che considera le
ricchezze di coloro che formano la comunità civile una premessa
fondamentale del benessere collettivo. |
| . . |
|
La dottrina della fede in S. Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud S. Ioannem a Cruce) è la tesi di dottorato in teologia del giovane Karol Wojtyla, scritta in latino e discussa all'"Angelicum" di Roma nel giugno del 1948 sotto la direzione del teologo francese Réginald Garrigou-Lagrange. Si può dire che la dissertazione contenga in nuce i germi della riflessione del futuro Papa Giovanni Paolo II sui rapporti tra fede e ragione, tra teologia e filosofia, tra cristianesimo e cultura europea, culminati molti anni più tardi nell'enciclica "Fides et ratio". Il testo esplicita la prematura completezza di pensiero filosofico, lì dove impostazione fenomenologica e metafisica trovano realizzazione nell'adesione alla verità rivelata, nella fede, dono di Dio. Fine dell'uomo e della donna da sempre è l'unione con Dio: Wojtyla, tramite S. Giovanni della Croce, rivive così il sentire dei grandi mistici immetendovisi a pieno diritto, scientifico ed esperienziale. La tetralogia di Giovanni della Croce ("Salita del Monte Carmelo", "Notte Oscura", "Cantico spirituale", "Fiamma viva d'amore") costituisce il filo conduttore dell'opera, ma è che l'interesse del giovane Wojtyla per il misticismo carmelitano (quindi anche Teresa d'Avila) va sempre di pari passo con la rigorosa analisi razionale, in seguito condotta e perfezionata dall'autore con gli strumenti teoretici della filosofia fenomenologica husserliana e scheleriana. Il testo latino, inedito, viene pubblicato per la prima volta a fronte della traduzione italiana di Massimo Bettetini, che ha curato anche l'introduzione e gli altri apparati; le numerose citazioni in spagnolo di Giovanni della Croce presenti nel testo sono state aggiornate secondo l'edizione oggi più diffusa: Viday obras de San Juan de la Cruz, Madrid 1960. |
| . . |
|
Il
testo cerca di delineare il vissuto cristiano di Francesco e
Chiara, cioè di chiarire il rapporto maschile-femminile a partire
dalle fonti biografiche e dagli scritti dei due santi. Per
entrambi il rapporto personale entra dentro una relazione più
ampia, che si allarga ai fratelli e alle sorelle; e lì va colto
tutto il valore teologale di questa relazione fraterna allargata.
Si tratta di una caratteristica fondamentale dell'esperienza
spirituale francescana, contraddistinta fin dall'inizio dalla
presenza del fratello o della sorella. Essi colgono la singolare
presenza di Dio in questa umana relazione. Sembra essere questo ciò
che i due percepiscono con chiarezza: il loro reciproco rapporto
rimanda a un terzo punto di riferimento, che è Dio stesso,
scoperto da entrambi, anche se in maniera diversa, all'interno
della relazione. In entrambi i casi si tratta di una lettura di
fede dell'esperienza, che interpretata con "occhi
spirituali" mostra la presenza e l'agire di Dio in una umana
relazione tra un uomo e una donna, tra fratelli e sorelle. |