Joseph Ratzinger
La mia vita (Autobiografia)
San Paolo, Cinisello B. 20052, pp. 153, E. 15

Un’autobiografia, originariamente estesa alla fine degli anni Settanta, viene aggiornata al 2005 con l’inserimento di uno stralcio sul periodo di presidenza della Congregazione per la Dottrina della Fede — tratto dall’intervista rilasciata a Vittorio Messori nel 1985 e pubblicata con il titolo Rapporto sulla fede —, cui vanno aggiunte la famosa conferenza del 1 aprile 2005, in occasione del conferimento al cardinale del premio San Benedetto “per la promozione della vita e della famiglia  in Europa”,  e l’omelia pronunciata in qualità di decano del collegio cardinalizio il 18 aprile scorso. Il risultato è un instant book di qualità in cui emergono alcuni importanti tratti della personalità gigantesca del nostro nuovo papa Benedetto XVI.

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Giovanni Paolo II
Memoria e identità
Rizzoli, Milano 2005, pp. 227, E. 16

Il testo di un colloquio del papa polacco con due intellettuali del suo paese, una volta rivisto e corretto, diviene uno straordinario spaccato della teologia morale e politica di Karol Wojtyla. Vi sono trattati i temi fondamentali di ogni visione politica del mondo, innanzitutto l’antropologia e la teodicea, e poi le questioni della libertà, della nazione, dell’Europa e della democrazia. Alla fine non si può non essere entusiasti di questo libro cattolicissimo, nel quale si trova finalmente l’eco della tradizione teologico-politica della Chiesa di Roma nuovamente messa a confronto con le questioni più brucianti del nostro secolo. Il tutto è sostenuto dalla fede intensissima del defunto pontefice che mai come in questo testo, profondo anche se non tecnico, sa accompagnarsi ad ragione intelligente e dinamica nel penetrare e comprendere la realtà. Si tratta insomma di una lettura da consigliare a chiunque e di un libro da comprare per sé e da regalare alle persone cui si vuole bene.

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E. Bosetti, A. Colacrai (cur.),
Apokalypsis (Percorsi nell’Apocalisse di Giovanni)
Cittadella, Assisi 2005, pp. 879, E. 64.90

Il volume è un omaggio al grande studioso del testo giovanneo Ugo Vanni e si compone di 34 saggi di alto livello intesi ad illustrare da molteplici angolazioni l’ultimo libro del Nuovo Testamento. Si parte da un suo inquadramento nell’ambito dell’apocalittica giudaica, canonica e no, della cultura ellenistica e dei coevi testi neotestamentari, per affrontarne in seguito la difficile interpretazione dei simboli e per operare infine un excursus sulla sua recezione dall’epoca patristica ai giorni nostri. Il testo rappresenta, oltre che un doveroso ricordo di uno più acuti e dotti interpreti contemporanei dell’Apocalisse, un’occasione da non perdere per chiunque prenda seriamente il primario orizzonte escatologico dell’annuncio cristiano, e per chi crede di essere chiamato approfondire incessantemente, con gli strumenti dell’intelligenza e della cultura, gli scritti biblici.

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Hans Urs von Balthasar
Apocalisse
Medusa, Milano 2004, pp.128, E. 24.50.

Il testo di von Balthasar, teologo che mai delude colui che cerca le decisive verità della fede, si accompagna qui con una densa prefazione del filosofo veneziano Massimo Cacciari e con una postfazione altrettanto interessante di Martino Doni. Inoltre, a far da cornice al commento balthasariano, sono state riprodotte numerose miniature medievali, di grande valore e bellezza artistica, a loro volta commentate da un punto di vista teologico ed iconografico. Ne risulta un volume veramente pregevole in cui l’Apocalisse di san Giovanni si trova delucidata sia nell’esegesi attenta e spiritualmente profonda del grande porporato svizzero, sia nelle immagini e negli ulteriori apparati che, con strumenti diremmo oggi interdisciplinari, ancor meglio illustrano la straordinaria ricchezza del testo biblico e la sua inesaurita capacità di parlare agli uomini di ogni tempo e di ogni condizione.


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Carlo Altini
La storia della filosofia come filosofia politica,
Carl Schmitt e Leo Strauss lettori di Thomas Hobbes
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pp. 230, ETS edizioni, Pisa 2004, e. 12

L’opera di Hobbes costituisce sempre un punto di riferimento essenziale nel panorama del pensiero politico europeo e della riflessione intorno alla nascita, lo sviluppo, la natura dello Stato moderno.
«Non furono né Machiavellli né Locke a fornire gli strumenti della grande politica, ma Hobbes — esordisce Antonio Gnoli nel presentare l'intervista all'autore del testo, raccolta per "Repubblica" (24 marzo 2005) —. A lui spettò il compito di sciogliere la teologia nella politica. E fu un gesto che inaugurò il moderno e la sua lunga stagione di successi»
«Le letture che Schmitt e Strauss fanno di Hobbes — sottolinea Altini — rientrano nell'ambito della fortuna interpretativa che il filosofo inglese conoscerà in Germania fra l'Otto e il Novecento. È un'attenzione spiegabile con il fatto che la Germania è una nazione in ritardo rispetto alle grandi monarchie europee. Solo con Bismarck, infatti, comincerà a porsi un problema di definizione di Stato. Alcuni interpreti tedeschi individuarono in Hobbes il fondatore del concetto di sovranità moderna. (…) Strauss imputa a Schmitt una mancanza di coerenza. Lo vede ancora impigliato in quel liberalismo che pure dice di criticare e lo accusa di fornire una lettura ideologica di Hobbes, a fronte di un'interpretazione eminentemente filosofica data da Strauss».

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Giacomo Todeschini
Ricchezza francescana - Dalla povertà volontaria alla società di mercato
Il Mulino 2004, pp. 232. € 15.00

In che modo è possibile fare un uso appropriato dei beni terreni senza peccare contro Dio? Per rispondere a tale interrogativo, che tormenta il pensiero cristiano dei primi secoli, da Clemente Alessandrino a Cipriano di Cartagine, molti francescani — per vocazione fautori del matrimonio con "Madonna povertà" —, scrivono sulla circolazione del denaro, sulla formazione dei prezzi, sul contratto e sulle regole del mercato, sottolineando l'importanza dell'investimento socialmente produttivo contro la tesaurizzazione improduttiva, indotti, probabilmente dalla radicalità della loro scelta, a indagare tutte le forme della vita economica, tra povertà estrema e ricchezza eccessiva, quindi a distinguere tra proprietà, possesso temporaneo ed uso dei beni economici. In questo senso la figura del mercante operoso, che sa far fruttare un capitale (di per sé privo di valore) lavorando e commerciando, viene rivalutata perché contribuisce alla crescita della "felicità cittadina", mentre quella del proprietario terriero, del castellano, dell'aristocratico che conserva per sé, tesaurizza e non moltiplica la ricchezza, è giudicata sterile. La riflessione francescana si pone così, secondo l'ardita tesi dell'autore, all'origine, prima dell'etica protestante studiata da Max Weber, di molta teoria economica europea e in particolare dell'economia politica che considera le ricchezze di coloro che formano la comunità civile una premessa fondamentale del benessere collettivo.

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Karol Wojtyla
La dottrina della fede in san Giovanni della Croce
A cura di Massimo Bettetini. Testo latino a fronte
Bompiani 2003, pp. 525 € 12.00

La dottrina della fede in S. Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud S. Ioannem a Cruce) è la tesi di dottorato in teologia del giovane Karol Wojtyla, scritta in latino e discussa all'"Angelicum" di Roma nel giugno del 1948 sotto la direzione del teologo francese Réginald Garrigou-Lagrange.  Si può dire che la dissertazione contenga in nuce i germi della riflessione del futuro Papa Giovanni Paolo II sui rapporti tra fede e ragione, tra teologia e filosofia, tra cristianesimo e cultura europea, culminati molti anni più tardi nell'enciclica "Fides et ratio". Il testo esplicita la prematura completezza di pensiero filosofico, lì dove impostazione fenomenologica e metafisica trovano realizzazione nell'adesione alla verità rivelata, nella fede, dono di Dio. Fine dell'uomo e della donna da sempre è l'unione con Dio: Wojtyla, tramite S. Giovanni della Croce, rivive così il sentire dei grandi mistici immetendovisi a pieno diritto, scientifico ed esperienziale. La tetralogia di Giovanni della Croce ("Salita del Monte Carmelo", "Notte Oscura", "Cantico spirituale", "Fiamma viva d'amore") costituisce il filo conduttore dell'opera, ma è che l'interesse del giovane Wojtyla per il misticismo carmelitano (quindi anche Teresa d'Avila) va sempre di pari passo con la rigorosa analisi razionale, in seguito condotta e perfezionata dall'autore con gli strumenti teoretici della filosofia fenomenologica husserliana e scheleriana. Il testo latino, inedito, viene pubblicato per la prima volta a fronte della traduzione italiana di Massimo Bettetini, che ha curato anche l'introduzione e gli altri apparati; le numerose citazioni in spagnolo di Giovanni della Croce presenti nel testo sono state aggiornate secondo l'edizione oggi più diffusa: Viday obras de San Juan de la Cruz, Madrid 1960.

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Cesare Vaiani
Francesco e Chiara d'Assisi - Analisi del loro rapporto nelle fonti biografiche e negli scritti
Glossa, Milano 2004, pp. 136 pagine - euro 8,00

Il testo cerca di delineare il vissuto cristiano di Francesco e Chiara, cioè di chiarire il rapporto maschile-femminile a partire dalle fonti biografiche e dagli scritti dei due santi. Per entrambi il rapporto personale entra dentro una relazione più ampia, che si allarga ai fratelli e alle sorelle; e lì va colto tutto il valore teologale di questa relazione fraterna allargata. Si tratta di una caratteristica fondamentale dell'esperienza spirituale francescana, contraddistinta fin dall'inizio dalla presenza del fratello o della sorella. Essi colgono la singolare presenza di Dio in questa umana relazione. Sembra essere questo ciò che i due percepiscono con chiarezza: il loro reciproco rapporto rimanda a un terzo punto di riferimento, che è Dio stesso, scoperto da entrambi, anche se in maniera diversa, all'interno della relazione. In entrambi i casi si tratta di una lettura di fede dell'esperienza, che interpretata con "occhi spirituali" mostra la presenza e l'agire di Dio in una umana relazione tra un uomo e una donna, tra fratelli e sorelle.