Carl Schmitt
Risposte a Norimberga

pp. 208, euro 16 - Laterza 2006
A cura di H. Quaritsch

Trattenuto e interrogato per tredici mesi nel campo di internamento di Berlino tra il 1945 e il 1946, nuovamente arrestato nel 1947 e rinchiuso in una cella del penitenziario di Norimberga, Carl Schmitt si dovette difendere dall’accusa infamante di crimini di guerra. Questo volume raccoglie i testi, inediti in Italia, di quell’esperienza, i verbali dei tre interrogatori condotti da Robert Kempner, le autodifese di Schmitt sul tema del grande spazio e della guerra di aggressione e i pareri resi all’autorità americana sul Capo della Cancelleria e sui Segretari di Stato nel Terzo Reich. Il nodo teorico che queste pagine sollevano è ancora irrisolto e non ovvio: è possibile processare la storia e i nemici sconfitti? La giustizia dei vincitori può essere un tribunale morale? Chi esegue gli ordini di un dittatore è colpevole?

.
.

Mario Marcolla
Tra le due torri

Euro 14,00 - Marietti 2006
Presentazione di Luigi Negri, postfazione di Andrea Sciffo

Un giorno, correva l’anno 1960, il filosofo Augusto Del Noce ospitò nel suo studio di Torino un giovane; i due passeggiarono tra pile di fogli dattiloscritti, sparsi sul pavimento secondo un criterio concettuale: erano le bozze del libro di Del Noce Il problema dell’ateismo. In seguito a quell’incontro, il giovane, che faceva l’operaio tessile in periferia, ebbe conferma della sua vocazione alla filosofia, cioè alla “ricerca della verità attraverso la storia”. Stiamo parlando di Mario Marcolla il quale, pur continuando per tutta la vita a lavorare in fabbrica, verso la fine degli anni Sessanta arrivò a firmare articoli sulle pagine dell’“Osservatore Romano”, meritandosi la gratitudine di papa Paolo VI. Poco dopo, fu tra gli animatori della famosa collana editoriale Rusconi, tramite la quale fece conoscere filosofi come Voegelin e Cochin. L’amicizia fu il segno distintivo del suo modo di fare: prima con pensatori del calibro di Samek Lodovici, Principe e Quadrelli; poi collaborando al settimanale “Il Sabato”. Fu per merito suo che in Italia si legge la scrittrice statunitense Flannery O’Connor. Marcolla desiderava infatti sapere nella verità: ecco il perché degli appassionati studi di politica, teologia, sociologia. Il titolo di questa raccolta fu deciso da lui nel momento in cui si mise a guardare la propria vita, per offrire un radicamento “filosofico” (cioè pieno di ragione) nel tempo presente.

Indice
1 - La secolarizzazione della fede
- Demonia del comunismo
- ll Medioevo in Francia
- Paul Tillich e il principio protestante nel XX secolo
- La chiesa e la citta secolare
- L'idea del sacro in Abraham Joshua Heschel
2 - La crisi delle idee, della storia e della filosofia politica
- Eliot e la crisi della cultura
- Peter Drucker e l'ideologia della civiltà tecnologica
- Crisi della cultura
- Ernst Junger nel bene e nel male
3 - America. America
- Russel Kirk
- Edmund Burke
- Ezra Pound
4 - La cristianità, ossia l'Europa
- Le magnifiche morti e progressive
- Carteggio polemico con Norberto Bobbio
.
.
Vittorio Messori
Ipotesi su Maria

pp. 544, euro 18,00 - Ares

Sabato 17 dicembre, sei all’ultimo capitolo del libro di Vittorio Messori Ipotesi su Maria. Ti interrompi un attimo, non hai ancora aperto “La Stampa” del giorno, la prendi, giri i fogli, salti Bancopoli, elezioni, il Tav, e di colpo ti sembra di essere colto dalle vertigini, non puoi credere al titolo che campeggia a pagina 15: “Io, rinata a Lourdes” con il catenaccio “La guarigione di una donna ultimo miracolo accertato”. Pensi subito: è un’allucinazione, Messori ti ha stregato. Lui nel libro è chiaro, Lourdes è il tema d’inizio, dura diversi capitoli, dovresti sapere tutto, chi è stata Bernadette, come è vissuta, “dopo”. Sai che le guarigioni miracolose di persone colpite da mali incurabili, accertate e accettate ufficialmente dalla Chiesa su migliaia e migliaia di casi segnalati e severamente indagati sono 65, non una di più; l’ultima «riguardava un fatto del 1976 che aveva avuto come protagonista una ragazza, Delizia Cirelli (di Catania n.d.r) affetta da tumore alle ossa». Ed ecco saltar fuori un’altra italiana, Anna Santaniello, di Salerno, affetta da una rarissima malattia cardiaca (la sindrome di Bouillard) che venne portata a Lourdes nel 1952 praticamente in punto di morte, fu immersa nella piscina contro l’opinione dei medici curanti e degli stessi barellieri, e all’improvviso avvertì «un dolore lancinante», ma subito dopo «il calore salirmi in petto e mi sentii bene, come rinata, al punto da potermi alzare senza aiuto e reggermi sulle gambe». Ora la signora Anna ha 95 anni e la sua storia viene resa ufficialmente nota dopo il riconoscimento finale, da parte del vescovo di Salerno a nome della Chiesa, della sua guarigione inspiegabile secondo la scienza (che l’ha indagata con estremo scrupolo per mezzo secolo) e dunque dovuta all’intercessione della Vergine. Con la signora Anna fanno 67: il sessantaseiesimo “miracolato”, che manca al computo di Messori, è il belga Jean-Pierre Bély, proclamato tale nel 1999, dodici anni dopo la sua altrettanto “inspiegabile” guarigione. Messori sarà contento. Il suo libro riunisce le 50 puntate del Taccuino mariano da lui compilato in cinque anni, dal 1995 al 2000, sul mensile paolino “Jesus” ed è composto, come dice il sottotitolo della splendida copertina in cui è riprodotta L’Annunciazione di Lorenzo Lotto, da «fatti, indizi, enigmi» riguardanti tutto quanto è possibile e giusto sapere sulla sterminata, complessa, tormentata vicenda delle apparizioni della Vergine. Ma è anche qualcosa di più: è l’appassionata difesa del culto di Maria Santissima lungo tutta la storia del cristianesimo, dagli inizi a oggi, e in particolare del cattolicesimo. Difesa contro l’incredulità come contro i fanatismi, contro la menzogna che nega e diffama e la superficialità che inganna. Contro i nemici miscredenti e contro i credenti, soprattutto colti, che si proclamano «cattolici adulti» e fanno della Fede una cosa astratta e disumana. Chi conosce i libri di Messori sa con quanta passione egli tratti i suoi argomenti, dal primo volume Ipotesi su Gesù, uscito nel lontano 1976; e soprattutto con quanta vis polemica egli coniughi il lavoro certosino di raccolta dei dati bibliografici, archivistici, dottrinari, teologici da qualsiasi fonte gli sia possibile attingere, anche le più remote, e lo stile del cronista, sintetico, chiaro e veloce, con cui espone quei dati. Il risultato è una rapida connessione di episodi, molti dei quali pressoché sconosciuti, di curiosità, di coincidenze sorprendenti, di confronti fra opinioni contrastanti, in costante coerenza con un argomento fondamentale: non si può parlare di Gesù senza parlare di sua Madre e della sua Immacolata Concezione. La mariologia non è una scienza minore, ma è il tessuto connettivo fra l’umanità e la trascendenza del Dio incarnato; e lo è tanto più quanto più si connette a sua volta con lo stato della Fede in Europa e nel mondo, nelle diverse fasi storiche. Non per nulla, annota Messori, l’apparizione della Madonna alla novizia vincenziana Catherine Labouré, nella parigina Rue du Bac, avvenuta nel 1830, coincide con la “riscossa”, se così possiamo chiamarla, della religiosità popolare dopo la tempesta rivoluzionaria e in coincidenza con l’intensificarsi della diffusione del verbo massonico anticlericale; mentre a La Salette, nel 1846, l’obiettivo sembra essere il materialismo storico nascente, con Feuerbach e poi Marx, e il futuro comunismo “realizzato” e persecutore della Fede, a cui la «strategia della Vergine», come l’autore la chiama, risponderà a Fatima, nel 1917, in contemporanea con la Rivoluzione d’ottobre. E nel ’33, a Banneux, mentre si profila il diabolico Hitler. E poi i tanti nomi di santi che, devoti alla Madonna, ne hanno fatto il cardine della loro esperienza religiosa: uno per tutti, don Bosco, con Maria Ausiliatrice. Un libro intensissimo, imprescindibile.

Recensione di Beppe Del Colle (da www.ilnostrotempo.it)

.
.

Vittorio Sgarbi
Un Paese sfigurato

pp. 120, euro 15,00 - Rizzoli 2003
Viaggio attraverso gli scempi d'Italia
Fotografie di Oreste Rustigliano

Nessuno immaginerebbe un quadro di Giotto integrato da Guttuso. Perché allora Palazzo Ducale di Urbino deve essere riveduto e corretto  all'architetto De Carlo? Architetti, designer, decoratori d’interni s'incaricano di disinfettare il passato, come se la vetustà e i sapori di un luogo fossero la peste. Ogni giorno le installazioni e le ristrutturazioni affermano l’idea dell'architetto e cancellano lo spirito, distruggendo luoghi che il tempo aveva reso sacri.


..

Carlo Michelstaedter
Epistolario

pp. 461 euro 26 – Adelphi 1983
A cura di Sergio Campailla

La maggior parte delle lettere che compongono questo volume è del tutto inedita o qui pubblicata per la prima volta nella sua interezza. A distanza di più di settant'anni dalla morte di Michelstaedter, che sempre apparve come un temibile enigma, possiamo  dire finalmente con questo libro di sapere qualcosa della sua vita. Ed è un qualcosa di immensamente vivo, dettagliato, coinvolgente: un documento prezioso che nulla toglie alla enigmaticità di Michelstaedter, ma conferisce alla sua fisionomia un profilo più netto, una voce penetrante, il fascino di una invincibile gioventù che convive con una maturità precoce e devastatrice.
Quando, nell'ottobre del 1905, il diciottenne Carlo Michelstaedter lasciò Gorizia per andare a studiare all'università di Firenze, quella partenza gli appariva al tempo stesso come “esigilo” e come inizio di un'avventura. Da principio quasi ora per ora, poi sempre con grande slancio e naturalezza, oltre che con ironia, spesso esilarante, raccontava nelle lettere ai suoi le impressioni che gli venivano incontro: gli amici di famiglia, per lo più della buona borghesia ebraica, che lo accolgono nelle varie città, descritti in brevi tratti corrosivi; le “bellezze d'Italia” che appaiono finalmente dal vero e gli fanno “scorrere nel corpo come un'onda di bellezza”; i professori, i compagni, l'università, là vita di tutti i giorni. C'è un'affettuosa immediatezza in queste lettere, una vitalità prorompente, che evita senza esitazioni ogni paludamento retorico, così frequente nell'Italia dì quegli anni, e nei giovani non meno che negli altri. Poi, fin dalle prime, bellissime lettere d'amore, si cominciano ad avvertire i segni dell'altro Michelstaedter, quello della Persuasione: l'addensarsi di un'esperienza solitaria, la cristallizzazione di un pensiero aspro, estremo, che vive sin all'inizio nell'intimità con il proprio naufragio. Da una posizione di apertura totale al mondo, mobile e irriflessa, nel giro di pochi mesi e anni assistiamo a un richiudersi esigente e doloroso. Solo le lettere ci permettono di seguire, momento per momento, questo processo. Così una volta Michelstaedter vi alluse, scrivendo a Chiavacci: “Mi sto richiudendo e godo della curva graziosa che le foglie fanno per riunirsi; in tanto dagli ultimi spiragli scappano precipitose queste poche righe”.

.
.

Carl Schmitt,
Un giurista davanti a se stesso

pp. 314, euro 34 - Neri Pozza 2005
 
Saggi e interviste - A cura di Giorgio Agamben

Chi è Cari Schmitt? Il giurista conservatore divenuto teorico del nazismo, o il filosofo che ha pensato in modo nuovo le categorie del politico? Il pensatore geniale che ha incrociato le personalità più significative del suo tempo, da Benjamin a Heidegger, da Taubes a Ernst Jünger, o il consigliere di stato opportunista, che ha cercato di dare legittimità giuridica al nazismo? Il teorico convinto del decisionismo o piuttosto, come lo definì Karl Lowith, un occasionalista incerto e privo tanto di convinzioni quanto di scrupoli? I testi e le interviste qui raccolti cercano di dare una risposta a queste domande, proponendo una nuova immagine di una delle personalità più discusse e attuali del pensiero politico-giuridico del XX secolo. Nel teso contrappunto fra le maschere mitologiche che egli indossa nelle interviste e i testi cruciali e più segreti del suo pensiero, compresi quelli in cui egli è più vicino al nazionalsocialismo, Schmitt non appare più – ci dice Giorgio Agamben, curatore di un’ interessantissima, seppur discutibile introduzione –  come il teorico del decisionismo, che ha pensato la sovranità come decisione sullo stato di eccezione e la politica come cesura fra l'amico e il nemico, ma come una figura amletica e incerta, che, nell'Europa stretta nella morsa del fascismo, cerca un impossibile varco fra legalismo e stato di eccezione, diritto e violenza. Per questo egli deve assumere la maschera di Benito Cereno, l'infelice capitano del racconto di Melville, che si trova a dover fingere di comandare una nave, il St. Dominick, che è caduta nelle mani degli schiavi in rivolta. Questa nave è, secondo Schmitt, il diritto pubblico europeo, condannato a una rovina che il giurista sa essere ineluttabile; ma è anche la nave Europa, ancor oggi lacerata fra uno stato di eccezione che è diventato la regola e una rivoluzione mondiale che assume sempre più la maschera della legalità.