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Trattenuto
e interrogato per tredici mesi nel campo di internamento di
Berlino tra il 1945 e il 1946, nuovamente arrestato nel 1947 e
rinchiuso in una cella del penitenziario di Norimberga, Carl
Schmitt si dovette difendere dall’accusa infamante di crimini di
guerra. Questo volume raccoglie i testi, inediti in Italia, di
quell’esperienza, i verbali dei tre interrogatori condotti da
Robert Kempner, le autodifese di Schmitt sul tema del grande
spazio e della guerra di aggressione e i pareri resi all’autorità
americana sul Capo della Cancelleria e sui Segretari di Stato nel
Terzo Reich. Il nodo teorico che queste pagine sollevano è ancora
irrisolto e non ovvio: è possibile processare la storia e i
nemici sconfitti? La giustizia dei vincitori può essere un
tribunale morale? Chi esegue gli ordini di un dittatore è
colpevole? |
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Un
giorno, correva l’anno 1960, il filosofo Augusto Del Noce ospitò
nel suo studio di Torino un giovane; i due passeggiarono tra pile
di fogli dattiloscritti, sparsi sul pavimento secondo un criterio
concettuale: erano le bozze del libro di Del Noce Il
problema dell’ateismo. In seguito a quell’incontro, il
giovane, che faceva l’operaio tessile in periferia, ebbe
conferma della sua vocazione alla filosofia, cioè alla “ricerca
della verità attraverso la storia”. Stiamo parlando di Mario
Marcolla il quale, pur continuando per tutta la vita a lavorare in
fabbrica, verso la fine degli anni Sessanta arrivò a firmare
articoli sulle pagine dell’“Osservatore Romano”, meritandosi
la gratitudine di papa Paolo VI. Poco dopo, fu tra gli animatori
della famosa collana editoriale Rusconi, tramite la quale fece
conoscere filosofi come Voegelin e Cochin. L’amicizia fu il
segno distintivo del suo modo di fare: prima con pensatori del
calibro di Samek Lodovici, Principe e Quadrelli; poi collaborando
al settimanale “Il Sabato”. Fu per merito suo che in Italia si
legge la scrittrice statunitense Flannery O’Connor. Marcolla
desiderava infatti sapere nella verità: ecco il perché degli
appassionati studi di politica, teologia, sociologia. Il titolo di
questa raccolta fu deciso da lui nel momento in cui si mise a
guardare la propria vita, per offrire un radicamento
“filosofico” (cioè pieno di ragione) nel tempo presente. 1 - La secolarizzazione della fede - Demonia del comunismo - ll Medioevo in Francia - Paul Tillich e il principio protestante nel XX secolo - La chiesa e la citta secolare - L'idea del sacro in Abraham Joshua Heschel 2 - La crisi delle idee, della storia e della filosofia politica - Eliot e la crisi della cultura - Peter Drucker e l'ideologia della civiltà tecnologica - Crisi della cultura - Ernst Junger nel bene e nel male 3 - America. America - Russel Kirk - Edmund Burke - Ezra Pound 4 - La cristianità, ossia l'Europa - Le magnifiche morti e progressive - Carteggio polemico con Norberto Bobbio |
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Vittorio
MessoriIpotesi su Maria pp. 544, euro 18,00 - Ares Sabato
17 dicembre, sei all’ultimo capitolo del libro di Vittorio
Messori Ipotesi su Maria.
Ti interrompi un attimo, non hai ancora aperto “La Stampa” del
giorno, la prendi, giri i fogli, salti Bancopoli, elezioni, il Tav,
e di colpo ti sembra di essere colto dalle vertigini, non puoi
credere al titolo che campeggia a pagina 15: “Io, rinata a
Lourdes” con il catenaccio “La guarigione di una donna ultimo
miracolo accertato”. Pensi subito: è un’allucinazione,
Messori ti ha stregato. Lui nel libro è chiaro, Lourdes è il
tema d’inizio, dura diversi capitoli, dovresti sapere tutto, chi
è stata Bernadette, come è vissuta, “dopo”. Sai che le
guarigioni miracolose di persone colpite da mali incurabili,
accertate e accettate ufficialmente dalla Chiesa su migliaia e
migliaia di casi segnalati e severamente indagati sono 65, non una
di più; l’ultima «riguardava un fatto del 1976 che aveva avuto come protagonista una
ragazza, Delizia Cirelli (di Catania n.d.r) affetta da tumore alle
ossa». Ed ecco saltar fuori un’altra italiana, Anna
Santaniello, di Salerno, affetta da una rarissima malattia
cardiaca (la sindrome di Bouillard) che venne portata a Lourdes
nel 1952 praticamente in punto di morte, fu immersa nella piscina
contro l’opinione dei medici curanti e degli stessi barellieri,
e all’improvviso avvertì «un
dolore lancinante», ma subito dopo «il
calore salirmi in petto e mi sentii bene, come rinata, al punto da
potermi alzare senza aiuto e reggermi sulle gambe». Ora la
signora Anna ha 95 anni e la sua storia viene resa ufficialmente
nota dopo il riconoscimento finale, da parte del vescovo di
Salerno a nome della Chiesa, della sua guarigione inspiegabile
secondo la scienza (che l’ha indagata con estremo scrupolo per
mezzo secolo) e dunque dovuta all’intercessione della Vergine.
Con la signora Anna fanno 67: il sessantaseiesimo
“miracolato”, che manca al computo di Messori, è il belga
Jean-Pierre Bély, proclamato tale nel 1999, dodici anni dopo la
sua altrettanto “inspiegabile” guarigione. Messori sarà
contento. Il suo libro riunisce le 50 puntate del Taccuino mariano da lui compilato in cinque anni, dal 1995 al 2000,
sul mensile paolino “Jesus” ed è composto, come dice il
sottotitolo della splendida copertina in cui è riprodotta L’Annunciazione
di Lorenzo Lotto, da «fatti,
indizi, enigmi» riguardanti tutto quanto è possibile e
giusto sapere sulla sterminata, complessa, tormentata vicenda
delle apparizioni della Vergine. Ma è anche qualcosa di più: è
l’appassionata difesa del culto di Maria Santissima lungo tutta
la storia del cristianesimo, dagli inizi a oggi, e in particolare
del cattolicesimo. Difesa contro l’incredulità come contro i
fanatismi, contro la menzogna che nega e diffama e la
superficialità che inganna. Contro i nemici miscredenti e contro
i credenti, soprattutto colti, che si proclamano «cattolici
adulti» e fanno della Fede una cosa astratta e disumana. Chi
conosce i libri di Messori sa con quanta passione egli tratti i
suoi argomenti, dal primo volume Ipotesi
su Gesù, uscito nel lontano 1976; e soprattutto con quanta vis polemica egli coniughi il lavoro certosino di raccolta dei dati
bibliografici, archivistici, dottrinari, teologici da qualsiasi
fonte gli sia possibile attingere, anche le più remote, e lo
stile del cronista, sintetico, chiaro e veloce, con cui espone
quei dati. Il risultato è una rapida connessione di episodi,
molti dei quali pressoché sconosciuti, di curiosità, di
coincidenze sorprendenti, di confronti fra opinioni contrastanti,
in costante coerenza con un argomento fondamentale: non si può
parlare di Gesù senza parlare di sua Madre e della sua Immacolata
Concezione. La mariologia non è una scienza minore, ma è il
tessuto connettivo fra l’umanità e la trascendenza del Dio
incarnato; e lo è tanto più quanto più si connette a sua volta
con lo stato della Fede in Europa e nel mondo, nelle diverse fasi
storiche. Non per nulla, annota Messori, l’apparizione della
Madonna alla novizia vincenziana Catherine Labouré, nella
parigina Rue du Bac, avvenuta nel 1830, coincide con la
“riscossa”, se così possiamo chiamarla, della religiosità
popolare dopo la tempesta rivoluzionaria e in coincidenza con
l’intensificarsi della diffusione del verbo massonico
anticlericale; mentre a La Salette, nel 1846, l’obiettivo sembra
essere il materialismo storico nascente, con Feuerbach e poi Marx,
e il futuro comunismo “realizzato” e persecutore della Fede, a
cui la «strategia della
Vergine», come l’autore la chiama, risponderà a Fatima,
nel 1917, in contemporanea con la Rivoluzione d’ottobre. E nel
’33, a Banneux, mentre si profila il diabolico Hitler. E poi i
tanti nomi di santi che, devoti alla Madonna, ne hanno fatto il
cardine della loro esperienza religiosa: uno per tutti, don Bosco,
con Maria Ausiliatrice. Un libro intensissimo, imprescindibile. Recensione di Beppe Del Colle (da www.ilnostrotempo.it) |
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Nessuno
immaginerebbe un quadro di Giotto integrato da Guttuso. Perché
allora Palazzo Ducale di Urbino deve essere riveduto e corretto
all'architetto De Carlo? Architetti, designer, decoratori
d’interni s'incaricano di disinfettare il passato, come se la
vetustà e i sapori di un luogo fossero la peste. Ogni giorno le
installazioni e le ristrutturazioni affermano l’idea
dell'architetto e cancellano lo spirito, distruggendo luoghi che
il tempo aveva reso sacri. |
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Carlo
Michelstaedter La
maggior parte delle lettere che compongono questo volume è del
tutto inedita o qui pubblicata per la prima volta nella sua
interezza. A distanza di più di settant'anni dalla morte di
Michelstaedter, che sempre apparve come un temibile enigma,
possiamo dire
finalmente con questo libro di sapere qualcosa della sua vita. Ed
è un qualcosa di immensamente vivo, dettagliato, coinvolgente: un
documento prezioso che nulla toglie alla enigmaticità di
Michelstaedter, ma conferisce alla sua fisionomia un profilo più
netto, una voce penetrante, il fascino di una invincibile gioventù
che convive con una maturità precoce e devastatrice. |
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Chi
è Cari Schmitt? Il giurista conservatore divenuto teorico del
nazismo, o il filosofo che ha pensato in modo nuovo le categorie
del politico? Il pensatore geniale che ha incrociato le personalità
più significative del suo tempo, da Benjamin a Heidegger, da
Taubes a Ernst Jünger, o il consigliere di stato opportunista,
che ha cercato di dare legittimità giuridica al nazismo? Il
teorico convinto del decisionismo o piuttosto, come lo definì
Karl Lowith, un occasionalista incerto e privo tanto di
convinzioni quanto di scrupoli? I testi e le interviste qui
raccolti cercano di dare una risposta a queste domande, proponendo
una nuova immagine di una delle personalità più discusse e
attuali del pensiero politico-giuridico del XX secolo. Nel teso
contrappunto fra le maschere mitologiche che egli indossa nelle
interviste e i testi cruciali e più segreti del suo pensiero,
compresi quelli in cui egli è più vicino al nazionalsocialismo,
Schmitt non appare più – ci dice Giorgio Agamben, curatore di
un’ interessantissima, seppur discutibile introduzione –
come il teorico del decisionismo, che ha pensato la
sovranità come decisione sullo stato di eccezione e la politica
come cesura fra l'amico e il nemico, ma come una figura amletica e
incerta, che, nell'Europa stretta nella morsa del fascismo, cerca
un impossibile varco fra legalismo e stato di eccezione, diritto e
violenza. Per questo egli deve assumere la maschera di Benito
Cereno, l'infelice capitano del racconto di Melville, che si trova
a dover fingere di comandare una nave, il St. Dominick, che è
caduta nelle mani degli schiavi in rivolta. Questa nave è,
secondo Schmitt, il diritto pubblico europeo, condannato a una
rovina che il giurista sa essere ineluttabile; ma è anche la nave
Europa, ancor oggi lacerata fra uno stato di eccezione che è
diventato la regola e una rivoluzione mondiale che assume sempre
più la maschera della legalità. |